A cent’anni da quel 9 agosto

Ansaldo SVA 13

leggi da “Nuove Frontiere”

 

L’impresa che lo scrittore-soldato Gabriele D’Annunzio, con il casalese Natale Palli, volle a tutti costi realizzare ha in sé qualcosa che va oltre il significato del gesto “materiale”; ebbe un risvolto psicologico devastante nell’animo del nemico austriaco, con una forte carica di impresa romantica d’altri tempi; l’aereo incarnava alla perfezione il pensiero dannunziano, sembrava esser stato appositamente creato per metterlo in sintonia con il rischio del pericolo, con l’impresa impossibile, con il tentar ad ogni costo.

 

Il ricordo del BALBO

Comunicato Stampa

“Il volo di pace”del “piccolo principe” Natal Palli, l’esempio di coraggio ed eroismo di tre fratelli casalesi e il loro straordinario contributo alla storia dell’aviazione.

26.07.2018, 9:00, plesso “Balbo-Palli”

L’Istituto Superiore “BALBO” in tutte le sue componenti, ma in modo particolare il Liceo Scientifico intitolato a Natale, Silvio e Italo Palli, intende celebrare, a partire dal mese di agosto 2018 e per tutto il corso dell’a.s. 2018-2019, la memoria tragica e insieme straordinariamente significativa anche per il presente della storia della nostra città e del nostro Paese dei tre fratelli a cui è stato dedicato nel 1941 il Liceo stesso.

Natale Palli, senz’altro il più noto dei tre fratelli, protagonista con D’Annunzio del volo su Vienna del 9 agosto 1918, morì in circostanze drammatiche l’anno successivo a seguito della trasvolata delle Alpi, sul Mont Pourri presso Peisey-Nancroix e di fronte al Colle del Piccolo San Bernardo il 23 marzo 1919.

Silvio, anche lui aviatore, morì il 29 ottobre 1918: due medaglie d’argento e una di bronzo durante il conflitto, venne abbattuto due volte, la terza volta, quella fatale, un colpo di fucile lo colpisce a morte. Sepolto a Orsago, la gente del paese incide sulla tomba: “Tenete Silvio Palli…morto…per la nostra liberazione”.

Di Italo, l’ultimo dei tre fratelli di questa nobile famiglia, laureato al Politecnico di Milano, sportivo, fondatore del primo circuito motoristico di Casale, ricordiamoche avrebbe potuto evitare il servizio militare perché fratello di ben due caduti, ma prese parte anche lui come volontario al secondo conflitto mondiale e morì, anche in lui in un’azione di volo su territorio nemico, il 22 novembre 1941. Decorato con medaglia d’argento, cadde col suo apparecchio nel cielo di Derna, in Libia

Il proposito della scuola è quello di aiutare gli studenti di tutti gli indirizzi, e in modo specifico alcune classi che saranno più direttamente coinvolte, a cogliere il dramma della Prima Guerra Mondiale come cornice della morte di Silvio Palli e la straordinarietà di questefigure, specie quella di Natale, nella storia eroica non per la morte descritta in chiave dannunziana, ma per la qualità eminente delle innovazioni tecniche e tecnologiche di cui tutti poi hanno potuto fruire grazie alla grandezza e al coraggio di questipiloti.

C’è, nella storia dell’aviazione italiana e casalese, un grande bisogno di innovazione tecnologica e scientifica non tanto legata alla guerra, ma alla quotidianità, come i Casalesi nel corso di questi quasi ottant’anni hanno capito in forma assai concreta.

Il “volo di pace” su Vienna è la conferma della voglia di positività per la nostra Patria e di una conclusione della guerra con la ricerca di una nuova stabilità tra le nazioni.La storia delle imprese aereonautiche, così come quella delle imprese aerospaziali, ha avuto certo inizialmenteobiettivi di tipo militare, come si evidenzia anche nella Guerra Fredda, ma è chiaro a tutti che le ricadute di pace e la voglia di vita degli astronauti, così come degli aviatori,era di gran lunga il pensiero dominante. E ci fa piacere che quest’anniversario coincida anche con il cinquantesimo del primo uomo sulla Luna.

Questo volo testimoniò da parte degli aviatori il possesso di alcuni valori di pace e di rispetto, valori cavallereschi, perché D’Annunzio scrive ai Viennesi che per nessun motivo avrebbe bombardato donne e bambini e che il volo vuole significare invece un invito ad accogliere una proposta equa di pace dopo quattro anni di spaventosa distruzione. Se pensiamo a quello che successo nella Seconda Guerra Mondiale con esiziali bombardamenti a tappeto su città di inermi civili (6 e 9 agosto, purtroppo, ricordano i tragici eventi di Hiroshima e Nagasaki), possiamo cogliere in questi gesti condivisi da Natale una visione della guerra ancora rispettosa dei valori tradizionali dei cavalieri medievali.

Tutto questo, naturalmente, non per mettere da parte il ricordo dannunziano, che è doveroso studiare anche in chiave storico-letteraria, un ricordo culturale così significativo e importante anche perché come pure “Il piccolo principe”, altro libro fondamentale nel Novecento, ha a che fare con un aviatore che scompare (il suo autore), ma per ricordare la storia vera di Natal Palli e cioè di un aviatore coraggioso, competente, equilibrato, austero, che riesce a non sfracellarsi con il suo aereo e muore a pochi passi dalla salvezza.

Proprio per ricordare questa storia, quella non di un Icaro dal “folle volo”, ma di un industrioso e solerte Prometeo che si batte per la vita e il miglioramento delle condizioni tecnologiche dei mezzi aerei,il Liceo scientifico con alcune classi, dopo una perlustrazione già avvenuta da parte del prof. Massimo Zeppa, andrà per due giorni a settembre 2018 presso il rifugio francese a poca distanza dal cippo che ricorda la morte per assideramento di Natale Palli (nel 2014 il “Palli” è stato in visita guidata al Museo dell’aereonautica “Caproni” di Trento, visita che intende ripresentare nella primavera prossima per le classi del biennio).

Tra le varie iniziative che saranno realizzate, verrà resa ancora più fattiva la collaborazione con l’Aeroclub“Natale Palli” con il quale, già nel 2017-2018, è stato realizzato un percorso di alternanza scuola-lavoro per gli studenti del BALBO, finalizzato a cogliere dall’interno le problematiche del volo.

Per ricordare il volo su Vienna, dal mese di agosto sarà presente sulla facciata della scuola un banner commemorativo e la riproduzione dell’aereo con cui Natale Palli trasportò D’Annunzio in un volo di mille chilometri di cui ottocento su territorio nemico.

Virtutesiderumtenus, motto dell’aviazione italiana, “con valore, fino alle stelle”, ha come significato l’esaltazione positiva della storia del volo che ha avuto in Casale alcuni protagonisti straordinari.

Il BALBO, poi, sabato 27 ottobre 2018, in collaborazione con la famiglia Palli, il Comune di Casale Monferrato, la Provincia di Alessandria, l’Associazione Flystory, l’Aeroclub “Natale Palli” e con il concorso delle associazioni di ex-combattenti intende organizzare una giornata di studio con al centro gli allievi del Liceo scientifico, tutta dedicata alla Grande Guerra e alla morte di Silvio Palli nei giorni che precedono il quattro novembre 2018 (centenario della vittoria), all’impresa di Vienna e alla storia della recezione casalese di questi eventi negli anni che precedono l’intitolazione della scuola, usando i documenti dell’Archivio storico comunale, messi a disposizione dal dott. Mantovani, e altri ancora dalla sig.ra Nicoletta Palli.Allo stesso modo, alcuni allievi del Liceo classico nell’anno scolastico, all’interno del progetto toponomastica,realizzeranno una serie di iniziative dedicate eminentemente a Natale Palli.

“Per ogni fine c’è un nuovo inizio” diceva il Piccolo Principe dello scrittore-aviatore Antoine de Saint-Exupéry: il nuovo inizio, dal nostro punto di vista, sarà una sensibilità diversa dei giovani casalesi, così come auspicato per tutto ciò che riguarda la realtà della storia industriale italiana (proprio oggi, poi, nel giorno dopo la morte di Sergio Marchionne) che, come si ricorda dal Cavallino Rampante, preso proprio da un altro aviatore, il mitico Baracca, e adottato da Enzo Ferrari, si intreccia in modo straordinario con la storia dell’aviazione e con la vicenda umana di tre fratelli casalesi che dedicarono la loro giovinezza all’Italia e che oggi ci insegnano i valori dell’altruismo e della solidarietà.

 

L’87esima squadriglia San Marco detta La Serenissima. Foto Archivio storico trevigiano

chi furono i fratelli Palli

storia dello Scientifico “Palli”

quando Palli tornò al “Palli”

L’impresa per D’Annunzio doveva essere stata affrontata con l’impiego del trimotore Caproni (da ricordare che per la famiglia Caproni ideò il motto “Senza Cozzar Dirocco”), ma il Comando Supremo ostacolò D’Annunzio proprio perché l’utilizzo del trimotore Caproni avrebbe significato mettere in pericolo la vita di molti uomini, senza considerare che il lavoro di preparazione sarebbe stato difficile e troppo invasivo; lo SVA, invece, sembrava la macchina ideale per permettere la realizzazione dell’impresa.

il volo e l’impresa (dal sito del Ministero della Difesa)

 

una ricostruzione da La Stampa

 

 

L’Ansaldo, quindi, preparò uno SVA  biposto con un serbatoio da 300 litri che permetteva di raggiungere la necessaria autonomia per la trasvolata sui cieli austriaci. Dopo due tentativi falliti (il 2 e l’8 agosto) per le avverse condizioni meteorologiche, la mattina del 9 agosto 1918 alle ore 5:50 gli uomini dell’87a squadriglia “La Serenissima” decollarono con undici aerei, dieci dei quali erano monoposto, pilotati da Locatelli, Allegri, Sarti, Ferrarin, Censi, Aldo Finzi, Granzarolo, Masprone e Contratti ed il biposto pilotato dal Capitano Natale Palli; Gabriele d’Annunzio era posizionato nell’abitacolo anteriore. I velivoli di Ferrarin Masprone e Contratti dovettero atterrare dopo poco, mentre Sarti per dei problemi tecnici al motore dovette atterrare sul campo Wiener-Neustadt, sabotando prontamente il proprio velivolo prima della cattura. I rimanenti aerei giunsero su Vienna verso le 9:20 e dopo aver effettuato delle foto ricognitive, inondarono il paese con il lancio di cinquantamila volantini scritti da D’Annunzio e trecentocinquantamila volantini con traduzione in tedesco del testo scritto da Ugo Ojetti. [fonte dell’articolo: https://www.aereimilitari.org/Storia/IGM/Ansaldo-SVA_1.htm]

il “Palli” in visita al Museo dell’aereonautica “Caproni” di Trento

 

L’impresa, anche se militarmente irrilevante, ebbe una notevole efficacia psicologica, contribuendo a peggiorare il già pessimo umore del popolo austriaco, provato da un lungo e sanguinoso conflitto. Dopo il ritorno dei velivoli sul campo di partenza, il Comando Supremo riportò il seguente comunicato ufficiale:

« Zona di guerra, 9 agosto 1918. Una pattuglia di otto apparecchi nazionali, un biposto e sette monoposto, al comando del maggiore D’Annunzio, ha eseguito stamane un brillante raid su Vienna, compiendo un percorso complessivo di circa 1.000 chilometri, dei quali oltre 800 su territorio nemico. I nostri aerei, partiti alle ore 5:50, dopo aver superato non lievi difficoltà atmosferiche, raggiungevano alle ore 9:20 la città di Vienna, su cui si abbassavano a quota inferiore agli 800 metri, lanciando parecchie migliaia di manifesti. Sulle vie della città era chiaramente visibile l’agglomeramento della popolazione. I nostri apparecchi, che non vennero fatti segno ad alcuna reazione da parte del nemico, al ritorno volarono su Wiener-Neustadt, Graz, Lubiana e Trieste. La pattuglia partì compatta, si mantenne in ordine serrato lungo tutto il percorso e rientrò al campo di aviazione alle 12:40. Manca un solo nostro apparecchio che, per un guasto al motore, sembra sia stato costretto ad atterrare nelle vicinanze di Wiener-Neustadt. »

 

la ricostruzione della morte del Capitano Palli

 

Palli e D’Annunzio

Gardone e il Vittoriale si preparano a ricordare il 9 agosto

Il primo messaggio diceva:

“Viennesi! imparate a conoscere gli Italiani.
Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà.
Noi non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni.
Viennesi!
Voi avete fama d’essere intelligenti. Ma perché vi siete messa l’uniforme prussiana? Ormai, lo vedete, tutto il mondo si è volto contro di voi.
Volete continuare la guerra? Continuatela. E’ il vostro suicidio. Che sperate? La vittoria decisiva promessavi dai generali prussiani? La loro vittoria è come il pane dell’Ucraina: si muore aspettandolo.
Popolo di Vienna, pensa ai tuoi casi. Svegliati!
Viva la libertà!
Viva l’Italia!
Viva l’Intesa!

Il secondo messaggio:

“In questo mattino d’agosto, mentre si compie il quarto
anno della vostra convulsione disperata e luminosamente comincia l’anno della nostra piena potenza, l’ala tricolore vi apparisce all’improvviso, come l’indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. E’ passata, per sempre l’ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta.
La vostra ora è passata.
Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina. 
Predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno con un’ebbrezza che moltiplica l’impeto; ma se l’impeto non bastasse, basterebbe il numero, e questo è detto. Per coloro che usano combattere dieci contro uno. L’Atlantico è una via che non si chiude ed è una via eroica come dimostrano i novissimi inseguitori che hanno colorato l’Ourcq di sangue tedesco. Sul vento la vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell’arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremo osare e fare quando vorremo, nell’ora che sceglieremo.
Il rombo della giovine ala italiana non somiglia quello del bronzo funebre nel cielo mattutino.
Tuttavia la lieta audacia sorprende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o viennesi. Viva l’Italia!
GABRIELE D’ANNUNZIO

Oltre a questi due messaggi, i sette velivoli italiani lasciarono cadere sulla capitale austriaca tre grandi manifesti nei quali erano riaffermate le idealità di guerra dell’Intesa e le sue vedute per la pace, definitiva e durevole, promessa ai nemici qualora si fossero arresi.
Dopo aver fatto queste evoluzioni per oltre venti minuti nel cielo viennese, gli audaci aquilotti, sempre stretti intorno alla carlinga del loro comandante, si allontanavano verso sud-ovest.
Com’è naturale, la via prescelta per il ritorno non era quella stessa dell’andata, sarebbe stata pericolosa, li avrebbero attesi al varco.
Le ali tricolori sorvolarono Graz, apparsa quasi deserta, quindi puntarono su Trieste. Qui un idrovolante austriaco tentò di levarsi in volo all’inseguimento, ma prima di riuscire a raggiungere l’alta quota degli Sva, la squadriglia Serenissima era già lontana.

Ansaldo SVA 14Immagine che segue il lancio dei volantini su Vienna.

Il lancio dei volantini su Vienna ripreso dall’aereo

 

il volo per il centenario e gli eventi pescaresi

 

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