Lingua e nazione tra unità e varieta'
Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Maggio 2011 15:33
Liceo Classico
In occasione delle numerose iniziative per il 150° dell’Unità d’Italia si è a lungo discusso sul contributo della lingua all’unificazione nazionale.
A partire da queste considerazioni, si è svolto giovedì scorso nell’Aula Magna “Casalegno” il convegno “Lingua e nazione tra unità e varietà”, ultimo appuntamento delle celebrazioni per i 150 anni del Balbo. L’incontro è stato aperto dal preside Riccardo Calvo, che ha ricordato l’importanza dell’insegnamento della lingua nel sistema liceale, come momento centrale e fondamentale della formazione degli studenti.
Mario Negri, docente di Glottologia e Prorettore della IULM, ha analizzato il “De vulgari eloquentia” di Dante, opera ingiustamente oscurata dalla “Divina Commedia”, che segna l’inizio della questione della lingua a partire da quella di Adamo perfetta e inalterabile. Per Dante è la ricerca del volgare illustre la risposta alla pluralità delle lingue, al di là della varietà del panorama linguistico regionale; mentre poi nel Paradiso l’incontro con Adamo segna un cambiamento ideologico sull’origine della lingua primigenia, estendendo ad essa il principio della costituzionale mutevolezza dei linguaggi e legittimando l'uso del volgare anche nell’opera principale.
Per Stefano Vassere, docente di Linguistica Generale negli atenei milanesi IULM e Statale, la presenza dell’italiano nel mondo, a fronte di dichiarazioni eccessivamente generose, risulta nei fatti abbastanza indebolita, per cui è necessario proteggere le lingue nazionali dall’erosione operata dall’inglese mediante vere e proprie leggi dello stato che pur nella convivenza delle lingue, regolano l’avvento di termini stranieri. Il pericolo è che la cessione di interi settori comunicativi (economia e finanza, politica internazionale, scienze esatte) all’inglese possa indebolire l’italiano, privandolo di una parte notevole del suo lessico e dei suoi linguaggi specialistici.
Renato Gendre, docente di Filologia Germanica presso l’Università di Torino, ha trattato il tema dell’unificazione nazionale, scaturita da un'accelerazione repentina della sua storia non accompagnata da un parallelo processo di maturazione civile del popolo. Di qui la “disunione italiana” degli Italiani, causata dalla loro faziosità che è testimoniata dall’uso di stereotipi aggressivi nei confronti del paese e dei suoi abitanti (ad es. Italietta, Italia alle vongole, all'italiana, ma anche i napoli, pariolini, terroni, polentoni e burini). Una faziosità già presente in Dante, specie nelle requisitorie di carattere politico in cui essa traspare in tutta la sua virulenza, anche se sempre nella Commedia talvolta cessa di essere uomo di parte e la sua faziosità politica si trasforma in rigoroso oltranzismo ideologico e morale.
Ha coordinato e commentato gli interventi dei relatori, Gianni Abbate che ha sottolineato la novità e l’importanza dell’iniziativa finalizzata ad una maggiore conoscenza della lingua italiana e delle sue radici storiche, ma anche invitato gli studenti, come racconta Borges nella novella di Averroè alle prese con Aristotele, a guardarsi intorno perché quel che cerchiamo spesso si trova vicino e fuori dalle aule scolastiche.
Dionigi Roggero
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