Storia del Liceo Classico "Balbo"
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Dicembre 2009 09:35
Il Monferrato ospitava già dal XV secolo insigni maestri di retorica,
tra cui Antonio Astesano, Martino Nibbia, Simone Tronzano e Scipione de
Ferrari. Nel 1476 giunse Ubertino Clerico, proveniente da Milano,
attratto dalla munificenza del duca Guglielmo VIII Paleologo, poeta
oltre che mecenate.
La scuola di Casale fu seguita da varie accademie letterarie, tra cui
quella degli "Argonauti" e la ben più importante degli "Illustrati", di
cui fu anima e fondatore Stefano Guazzo.
Intorno a costoro si formarono scuole in cui si insegnava il greco, il
latino, l'italiano, la filosofia e la matematica. Nel 1612 sorse
infine, per iniziativa di Andrea Trevigi, un'istituzione scolastica
attorno alla quale si svolse nei secoli successivi tutto l'insegnamento
classico impartito nella città. Le trattative iniziate con i padri
Barnabiti, che reggevano le scuole di S. Paolo, non ebbero alcun esito.
Miglior disposizione ebbero i padri Agostiniani che dal 1476 occupavano
il Convento di S. Croce: accettarono infatti gli impegni proposti dal
Trevigi e la scuola venne aperta il 9 novembre 1615. Già quattro anni
più tardi però i padri rinunciavano all'incarico, portando Andrea
Trevigi sul punto di abbandonare l'idea di "far bene a questa ingrata
patria", avendo ricevuto una risposta dal padre Carazzone nella quale,
prosaicamente, si faceva notare che le prediche di una sola quaresima
rendevano più di un intero anno di insegnamento.
Nel 1623 infine veniva raggiunto un accordo con i padri Somaschi, i
quali continuarono a lungo a gestire l'insegnamento nonostante le vane
richieste rivolte in periodo sabaudo a re Vittorio Amedeo III per
ottenere l'autorizzazione ad istituire un corso di scuole privato.
In periodo napoleonico anche Casale fu investita dal turbine
rivoluzionario che portò alla soppressione della scuola dei Barnabiti e
dell'istituzione Trevigi, cionondimeno padre Evasio Natta continuò
coraggiosamente ad impartire in forma privata gli studi classici,
resistendo alla gallicizzazione degli studi cui mirava la riforma
scolastica in preparazione. L'11 maggio 1805 Napoleone decretava poi il
trasferimento del liceo di Alessandria a Casale e il trasferimento
delle proprietà confiscate ai conventi di S. Orsola, S. croce e S.
Caterina al comune. Così il 2 dicembre 1806 il Liceo imperiale contava
già 150 allievi, numero che andò rapidamente aumentando, fino ai 400
degli anni 1809 - 1813.
La restaurazione politica, mirante a cancellare anche le più tenui
tracce del regime precedente, portò con sé la soppressione del Liceo di
Casale. L'amministrazione cittadina nondimeno tentò in ogni modo di
conservare quell'istituzione che per sette anni era stata il decoro
della città. Il 22 ottobre 1814 le richieste della civica
amministrazione venivano esaudite con un regio biglietto di Vittorio
Emanuele I che istituiva un Reale Collegio di Educazione e un Collegio
di Scuole Pubbliche. Il Collegio Reale apriva i corsi il 1 novembre
1815 sotto la guida di padre Natta, inesausto educatore anche se ormai
ottantenne.
Nomi che il tempo renderà illustri si allineano nei registri
scolastici: Giovanni Lanza, Ascanio Sobrero, Paolo Onorato Vigliani,
Filippo Mellana, Luigi Hugues, Alberto Piccaroli. Grandi furono anche i
maestri che si avvicendarono sulle cattedre, quali Giuseppe Allievo,
poi passato all'Università di Torino, Oreste Raggi, Giuseppe Avalle,
Giovanni Gazzone e, dal 1858, Giovanni Canna.
Quando la legge Casati stabilì che l'insegnamento classico fosse
impartito in un Ginnasio o Liceo, Casale non poteva essere trascurata.
Dall'ottobre 1860 tanto il Liceo che il Ginnasio potevano aprire i
corsi, dapprima in due corsi separati, poi in un unico istituto
intitolato dal 1866 al nome di Cesare Balbo . La storia del Liceo fu
ancora illustrata da nomi insigni, quale quello di Evasio Comello per
iniziativa del quale nel 1887 si costituì la biblioteca circolante
degli alunni, tra le prime del genere in Italia, che fiorisce tuttora.
Durante la prima guerra mondiale il Liceo Balbo si associò a tutte le
iniziative di assistenza civile e solidarietà nazionale che allora
sorsero, mentre trentanove suoi allievi ed ex allievi cadevano sui
campi di battaglia.
Dopo la guerra riprese fervida la vita del Liceo, sotto la guida di
valenti presidi come Luigi Galante (1919-22), grande educatore e
umanista e Giuseppe Ottolenghi (1922-35), dotto ed eloquente maestro di
due generazioni di alunni. La seconda guerra mondiale vide nuovamente
il tributo di sangue degli alunni del Liceo Ginnasio, tra cui Ettore
Amisano, Arnaldo Frailich e Italo Palli. Dal 1941 intanto l'istituto si
era trasferito nella nuova sede di Via Galeotto del Carretto dove
continua tuttora la sua opera educatrice.
in occasione del centenario dalla istituzione del Liceo Classico
(contributo di Federico Delle Grazie)
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