Cyberbullismo
Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Novembre 2009 17:38
Liceo di Scienze Sociali
Le stesse classi, nello scorso anno scolastico, avevano aderito ad una ricerca dell’Università di Pavia, Facoltà di Psicologia, compilando un questionario che valutava il livello di empatia, l’aggressività reattiva e proattiva, gli atteggiamenti verso questa tipologia di bullismo.
Lo scopo dell’incontro era quello di comunicare agli alunni i risultati della ricerca, nonché di riflettere sugli stessi e porre degli interrogativi, per ulteriori sviluppi.
Per rendere più chiaro l’argomento, è doveroso ricordare quali sono gli strumenti utilizzati dai bulli:
il telefono cellulare (telefonate, SMS, MMS, immagini o videoriprese successivamente diffuse); la possibilità di occultarlo agevolmente consente, tanto di eludere con facilità i divieti d’uso in ambiente scolastico, quanto di cogliere immagini, potenzialmente imbarazzanti, di ignari compresenti e contribuisce all’espansione di un fenomeno che realizza un deleterio connubio fra bullismo tradizionale e cyberbullying: l’happy slapping, che consiste nel videoriprendere, ai fini della diffusione del filmato nel contesto delle conoscenze dei cyberbulli o in quello, enormemente più vasto, del web, un individuo prevaricato in un’interazione faccia a faccia;
la posta elettronica;
le chatroom, spazi di discussione all’interno dei quali un partecipante può divenire pubblicamente oggetto degli attacchi altrui (è la degenerazione delle conversazioni telematiche nota come flaming);
i servizi di instant messaging;
i blog, pagine web personali nelle quali è abitudine diffusa presso gli adolescenti inserire aggiornamenti relativi ad esperienze di vita, sogni, interessi ed aspirazioni, fonti di informazione preziose per i prevaricatori in agguato, che hanno altresì la possibilità di postare commenti denigratori;
le pagine web create con l’intenzione di diffamare, umiliare o minacciare la vittima; esse possono includere immagini di quest’ultima associate a sondaggi che invitano i visitatori ad esprimere una valutazione del suo aspetto fisico (si pensi alle potenziali ripercussioni psicosociali di tale voyeuristica modalità sugli adolescenti che vivono in maniera problematica la dimensione corporea);
i mondi virtuali, in cui atti di prevaricazioni sono possibili fra gli avatars;
i giochi online, partecipando ai quali è altresì possibile il contatto vocale fra antagonisti, contatto che può degenerare in insulti, denigrazioni, malignità finalizzati alla prevaricazione psicologica dell’avversario;
il photoshopping, procedura che consiste nel modificare un’immagine della vittima, inserendola in un contesto umiliante, osceno, ridicolizzante, per poi diffondere nel web il frutto dell’operazione.
CARATTERISTICHE DEL CAMPIONE DELLA RICERCA
219 soggetti - M= 79 (36,1 %), F=140 (63,9%); età media: 15.4 (DS: 0.9) – frequentanti il primo biennio della Scuola Secondaria di II Grado; si tratta di studenti di 11 classi afferenti a vari corsi (IGEA, Geometri, Progetto ITER, Grafico Pubblicitario, Liceo di Scienze Sociali, Liceo Sociopsicopedagogico, ITIS) in istituti di tre centri urbani di medie dimensioni, situati nelle Province di Alessandria e Pavia.
PRINCIPALE STRUMENTO DI INDAGINE
Il questionario CyberTies, creato da ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Pavia, è lo strumento utilizzato ai fini della rilevazione della diffusione e delle manifestazioni del bullismo elettronico, presso gli adolescenti.
Nel suo complesso, esso include domande con risposte a scelta multipla (quando non diversamente specificato, si richiede al partecipante l’indicazione di un’unica opzione); vi si trovano altresì alcune domande aperte (ad es. la domanda 4a invita il soggetto a fornire qualche dettaglio sulle regole dategli dai genitori in merito all’uso di strumenti elettronici).
Nella seconda parte vengono indagate le singole modalità di aggressione perpetrata o subìta, per ciascuna delle quali il soggetto1 è invitato ad indicare:
se vittima: la frequenza delle prepotenze subìte (da “mai” a “più volte al giorno”), identità e sesso del/i bullo/i (fra le possibilità di risposta è, ovviamente, prevista l’opzione “non so chi è stato”) ed il luogo in cui si trovava quando il cyberattacco lo ha raggiunto (casa/scuola/altro);
se (anche) bullo, la frequenza degli attacchi perpetrati, il luogo da cui essi sono partiti (in questo caso le opzioni di risposta sono: “in classe, durante le lezioni”, “a scuola nei momenti liberi – cambio d’ora, intervallo”, “a casa”, “fuori, in giro”, “altro”), l’eventuale presenza di complici o astanti nel momento di attuazione della prepotenza (scelte possibili: “da solo”, “con il/la mio/a migliore amico/a”, “con il mio gruppo di amici di scuola”, “con amici che vedo fuori dalla scuola”, “con il/la mio/a ragazzo/a”, “altro”).
Sono altresì presenti domande che approfondiscono le diverse possibili manifestazioni di una singola tipologia di cyberbullismo: ad esempio, nel caso della diffusione di foro o filmati nel web, si chiede al compilatore di precisare il luogo del cyberspazio in cui tale diffusione è avvenuta (sito Internet, profilo della vittima o del bullo in un social network, blog, YouTube, etc.).
Il questionario è risultato gradito alla quasi totalità degli studenti del campione, come hanno dimostrato le stimolanti discussioni avvenute nei gruppi classe al termine della compilazione, la quale richiedeva circa 30 minuti e non sembra aver posto ai soggetti, che hanno seguito con attenzione le spiegazioni preliminari, particolari problemi di interpretazione delle consegne.
Cyberbullismo subìto
In termini percentuali, l’86,8 % (190 soggetti) del campione complessivo dichiara di non aver MAI subito bullismo elettronico; le vittime occasionali sono l’11,4 % (25 ss.), mentre soltanto 2 partecipanti (0,9 %) optano per l’alternativa “circa 1 volta la settimana”; entrambe le risposte “più volte la settimana” e “più volte al giorno” sono state scelte da un solo soggetto (0,5 %). Complessivamente, risulta cyberprevaricato il 13,3 % del nostro campione.
Cyberbullismo agito
Analizzando i dati in termini percentuali, l’87,2 % (191 soggetti) del campione non ha mai agito cyberprevaricazioni, il 10 % (22 studenti) l’ha fatto 1-2 volte in tutto, l’1,4 % (3 soggetti) ha attuato prepotenze elettroniche 2-3 volte al mese, per 2 partecipanti (0,9 % del campione totale) la frequenza dichiarata è di circa una volta la settimana e, infine, soltanto 1 soggetto (0,5 %) dichiara di aver cyberbullizzato più di una volta al giorno.
L’analisi dei dati mostra la presenza, nel campione globalmente preso in considerazione, di: 176 soggetti (80,4 %) che non hanno vissuto alcuna esperienza di cyberbullismo; 15 (6,8 %) vittime “pure”; 14 (6,4 %) bulli “puri”; 14 (6,4 %) bulli-vittime.
Strategie di coping
Le risposte alla domanda - “Che cosa credi che si possa fare, in generale, per difendersi dal cyberbullismo?”, si classificano nell’ordine seguente:
56 soggetti (25, 6 % del totale) optano per la richiesta di intervento da parte di un adulto;
47 soggetti (21,5 %) ritengono opportuno rivolgersi alle forze dell’ordine;
39 ragazzi (17,8%) sostengono che non vi è nulla da fare, in quanto un prevaricatore, se vuole, riesce sempre a raggiungere i propri scopi;
26 soggetti (11,9 %) scelgono di cambiare recapiti elettronici;
13 partecipanti (5,9 %) reagirebbero vendicandosi con le stesse modalità usate dai cyberbulli;
7 ragazzi (3,2 %) suggeriscono di smettere di usare lo strumento che fa da tramite alle prepotenze;
5 soggetti ritengono che gli episodi di cyberbullismo siano normali accadimenti e, di conseguenza, optano per non contrastarli in alcun modo;
24 studenti indicano modalità raggruppate sotto la voce Altro;
le risposte di 2 soggetti sono mancanti.
Si noti come siano predilette le strategie di fronteggiamento basate sul coinvolgimento degli adulti, le quali, complessivamente, vengono preferite dal 47,1 % del campione.
Poniamo immediatamente questi risultati a confronto con le reazioni e le strategie di coping che le vittime dichiarano di aver effettivamente posto in essere (domanda 5b – “Quanto ti è successo di fare queste cose?” - alla quale hanno risposto 26 soggetti); ne si evince quanto segue (le percentuali sono calcolate all’interno del genere):
di scarsissimo rilievo quantitativo sono risultate le opzioni
“Non volevo più andare a scuola”,
“Controllavo continuamente il cellulare e/o il computer per vedere se arrivavano nuove offese”,
“Ero spaventato tutte le volte che usavo il computer o il cellulare”,
“Ho smesso di usare il mezzo con cui arrivavano le offese” (opzione in riferimento alla quale 24 soggetti su 26 scelgono la risposta per niente),
“I miei voti sono peggiorati” (in questo caso, nessuna risposta evidenzia un’ intensità superiore all’alternativa un po’, scelta, peraltro, soltanto da una ragazza),
“Ho cambiato numero di telefono, e-mail etc. per non essere più offeso”,
“Altro”;
la strategia “L’ho detto a qualcuno” ottiene risposte molto o moltissimo da un terzo dei maschi e da un ottavo delle ragazze; si noti però che le risposte per niente e poco totalizzano identiche proporzioni;
la reazione “Mi sono vendicato facendo le stesse cose” risulta ottenere la risposta abbastanza da 2 maschi (22,2 %) e la risposta moltissimo da 1 ragazzo (11,1 %); nei soggetti di sesso femminile, 2 partecipanti (11,8 %) scelgono di indicare moltissimo (le altre scelte non vanno oltre l’intensità un po’);
la strategia “Ho bloccato solo chi mi offendeva” suscita risposte moltissimo in 3 maschi (33,3 %) e 8 femmine (47,1 %); fra le femmine, il 17,6 % opta per molto, alternativa che nessun maschio sceglie;
l’evitamento rappresentato dalla reazione “Ho fatto finta di niente” , se sommiamo le alternative abbastanza, molto e moltissimo – che, in questo caso, sono disfunzionali, poiché rappresentano l’inazione – risulta preferito dal 33,3 % dei maschi e dal 35,3 % delle femmine.
Gravità percepita
Il bullismo diretto di tipo fisico risulta essere la modalità di prevaricazione percepita come più foriera di rilevanti conseguenze su chi ne è vittima; segue la diffusione nel web di immagini e filmati; notevolmente distanziate le altre modalità, con le offese perpetrate attraverso l’invio di messaggi di posta elettronica in fondo alla classifica della gravità percepita.
II B Liceo Sociopsicopedagogico:
Grazie alla ricerca svolta siamo venuti a conoscenza dello sviluppo che sta avendo il cyberbullism; anche se la percentuale di soggetti coinvolti può apparire bassa, essa ha attirato la nostra attenzione perché si riferisce ad un solo tipo di bullismo, quello perpetrato attraverso strumenti tecnologici, escludendo quindi tutte le altre forme. L’impressione principale scaturita riguarda la consapevolezza di non riuscire facilmente a impedirne la diffusione, in parte per la diffidenza dei ragazzi a riovolgersi agli adulti o alle autorità competenti, in parte perché sono proprio le immagini che girando in rete lasciano un segno profondo e toccano la dignità della persona, suscitando vergogna e sensi di colpa.
III A Liceo di Scienze Sociali:
A seguito dell’incontro con il prof. Berrone si è acceso un dibattito in classe e, se anche le opinioni erano diverse, siamo stati tutti concordi nel costatare come il cyberbullismo si stia in poco tempo espandendo nella nostra società, anche grazie alla massiccia diffusione dei mezzi tecnologici.
Questo fenomeno è finalizzato ad intimidire, spaventare e infamare volutamente e pubblicamente alcuni soggetti, trasformandosi in vera e propria violenza psicologica.
II A Liceo di Scienze Sociali:
La ricerca del prof. Berrone è stata molto interessante e ci auguriamo che l’argomento possa essere ulteriormente approfondito con altri incontri sul tema, poiché alcuni risultati ci hanno lasciato perplessi e hanno suscitato in noi interrogativi sui quali voremmo riflettere, anche con l’aiuto di un esperto.
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